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confini di reddito

“I governi continentali con la tecno-struttura europea propongono una politica da distillato teorico.” Ho letto recentemente. Pressoché assente un necessario e improrogabile dibattito che indaghi la veridicità del percorso fin qui avvalorato. Mi sento di aggiungere.

La drastiche polarizzazioni sui temi divisivi del nostro presente (i comunitarismi cetuali-abitativi-culturali/ il fenomeno migratorio/ la cancel culture/ l’oltranzismo minoritario/ il “privilegio “bianco”/ il politicamente corretto/ l’eco-femminismo radicale/ il wokismo) sono (anche) la conseguenza diretta della perdita di ogni possibilità di un sereno dibattito attraverso i canali dell’informazione ufficiale. Quest’ultima ha da tempo abbracciato un intransigente percorso finalizzato a intimare e diffondere un discorso unilaterale che fa perno su una teoretica idea (scaltra e fallace) di mondializzazione riparatrice/unificatrice onnicomprensiva.

Ciò ha impedito il riconoscimento di ogni dissidenza seppur necessariamente lecita, direi indispensabile, immediatamente indicata quale manifestazione di un’irrazionale “paura” relativa a l’ineluttabile progresso culturale. Quindi giudicata su un piano strettamente emozionale. Ciò non permette replica. Il tutto offerto al pubblico lettore/spettatore con un’imponente presenza di militanti conformisti e conseguente spazio ridotto a intellettuali critici. E così la “dissidenza” viene lasciata, con destrezza tattica, a figure caricaturali interpellate al solo scopo di evidenziare l’inadeguatezza di ogni contestazione.

Tuttavia sorge perfino il sospetto che vi sia un accordo tacito tre le forze economiche e i think tank progressisti per lasciar “scorrere” un continentale esperimento di ingegneria sociale con la precisa volontà di ridurre lil primato culturale …”sovranista”. Se si considerassero anche solo le questioni relative al fenomeno migratorio, poste nelle loro specificità, l’establishment potrebbe correre il rischio di ritrovarsi con delle repliche “troppo pertinenti”, probabilmente assai diverse dalla pratica fin qui adottata che spesso sembra appositamente “confusionaria” forse per evitare ogni dibattito “pericolosamente” puntuale.

(Accogliamo per contrastare un deficit demografico? Accogliamo perché necessitiamo di manodopera? Accogliamo una forza lavoro per attività che noi non vogliamo più fare? Accogliamo giovani che pagheranno i contributi pensionistici ai nostri anziani? (Con tutta la ricorrente serie di varianti economicistiche.) Oppure accogliamo per irrinunciabili valori umanitari? Oppure ancora accogliamo perché non c’è alternativa: “There is no alternative”?)

E se un sorta d’umanesimo servisse da paravento alla liquidazione politica degli stati nazionali a profitto del sistema economico mondializzato? Massima circolazione di persone, merci e denaro finalizzata a togliere ogni ostacolo all’impero globale dei mercati? Come minimo i cittadini coinvolti avrebbero il diritto di essere (almeno) consultati. Ma la risposta inevitabile corre più o meno così: “Niente allarmismi, si tratta di raccomandazioni che non valgono per … “normali cittadini.

Come non è più accettabile l’essere costantemente confrontati, con una inappellabile condanna riferita all’innalzamento dei “muri populisti da confine nazionale” in contrapposizione al silenzio “blindato” relativo alle recinzioni redditocratiche (militarizzate) di interi quartieri metropolitani dimore di alti redditi. Come se le due condizioni non fossero basate su un’analogia di fondo: se indifendibili sono dichiarati i primi altrettanto inaccettabili lo sono i secondi.

L’analisi contemporanea del fenomeno punta invece l’indice sui muri del cosiddetto “sovranismo nazionale” che sono minoritari, se confrontati con le enclavi/fortezze di reddito in crescita, disseminate sul pianeta. La realtà delle grandi città è composta di comunità (ghetti di reddito) tra loro impermeabili: chiaro messaggio dell’inadeguatezza di un demagogico concetto di multuculturalità, consegnato, cinicamente, alle sole classi popolari.

(“Non è una vera e propria unica villa ma un agglomerato di case lussuose nel 16 arrondissement circoscritto tra rue Poussin, rue Raffet e Boulevard de Montmorency. E vi abitano le persone più ricche della città. Naturalmente se non conoscete qualcuno non ci potete entrare perché qui tutto è blindato con tanto di security al cancello. Parigi è stupenda: è la città dei contrasti e a questo punto potete spostarvi nel 18e e precisamente a Barbès. Nella Goutte d’Or troverete un mondo colorato e vario”). (sic). Da un settimanale cantonale / 29.11.2021

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