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cittadini di un mondo

«Se arrivi a cinquant’anni senza Rolex sei un fallito». Pare abbia sentenziato un pubblicitario francese anni fa. Almeno così narra la leggenda (dopo quella della mela confederata). Quindi un “endorsement” molto vicino alla realtà economica elvetica.

Fuori dalle battute orologere e …più (o meno) seriamente ripongo la questione a sapere “chi e cosa possa aver cambiato il tessuto sociale (civico) delle grandi città che hanno votato SÌ all’iniziativa sulla responsabilità delle imprese.” (cit. oltregottardo)

Pure a me sembra che sia stata la politica economica degli stessi potentati …economici che oggi si “allarmano” del risultato popolare (come pure dei loro “intellettuali organici”) e che ci richiamano alla Costituzione e ai valori del federalismo elvetico. Risultati che “rivelano semplicemente” le due facce della stessa medaglia che si volevano tener ben separate. (cit. oltregottardo)

In altre parole una domanda: i grandi agglomerati urbani “nazionali” hanno subito una mutazione antropologica che ha rallentato? opacizzato? sostituito? i concetti civici classici ai quali si riferiscono gli svizzeri …costituzionalisti? Fenomeno (la mutazione) che non desidero “giudicare”: non è mia intenzione inserire nella discussione un giudizio valoriale. Mi pongo la questione.

La “vexata quaestio” si riassume poi nei due termini di insider/outsider che meritano tuttavia un chiarimento di significato. Per l’ideologia mercantile neoliberista il termine insider viene utilizzato per identificare (anche negativamente perché ritenuti beneficiari di una seppur minima protezione sociale) tutti coloro che ancora mantengono una (scomoda?) visione di politica economica territoriale specifica, magari molto legata ai principi costitutivi (federalismo elvetico costituzionale) del territorio nel quale sono cresciuti. I “famigerati” sovranisti.

Viceversa il termine outsider viene utilizzato (soprattutto per richiamarci a un necessario principio di integrazione) in una visione mercantile ”progressista” per definire coloro che hanno deciso di lasciare il proprio territorio d’origine alla ricerca di una nuova identità. Ciò non significa che siano tenuti necessariamente a dover condividere i principi politici costitutivi specifici del territorio ospitante. Fors’anche perché probabilmente più legati (quali cittadini del mondo) a scelte di carattere etico globale. (Ciò che si può rivelare perfino negli aspetti intercantonali: un ticinese probabilmente fatica a identificarsi con un cittadino glaronese allorquando quest’ultimo sostiene (oclocrazia?) il principio inderogabile della Landsgemeinde.)

Il nostro momento storico è sostenuto tuttavia da un sistema economico mondializzato che ha già fatto (da tempo) le sue scelte nell’azione concreta del meccanismo produttivo, quindi dovrebbe essere ben consapevole anche degli aspetti spesso contraddittori che genera. Per prima cosa direi l’individualismo competitivo mercantile che tende ad escludere ogni forma di etica collettiva necessaria, se non fondamentale, per una società che si vanta di essere sempre e comunque una Willensnation.


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