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paradigmi superati

Il neoliberismo non identifica una eventuale forza economica tenendo conto del concetto di Stato, tantomeno quello “famigerato” di Nazione. Con ogni probabilità ciò che gli interessa è classificare  l’ubicazione geografica di isole di benessere galleggianti sopra vasti territori regionali di povertà. Tuttavia buona parte del cosiddetto ceto medio si ostina a considerare come implicito un ormai obsoleto ragionamento nazionalista.

È rimasto lo sport a caratterizzare presunte superiorità/inferiorità nazionali: “Svizzera sul gradino più alto/ Trionfo degli austriaci/ L’Italia porta a casa otto medaglie/ Russia: medagliere da record/ Gigante uomini agli Usa/ La nazionale canadese domina/ Altro oro per la Germania. Biathlon alla biatleta bielorussa/ Kazakistan fanalino di coda.” E via di questo sport. Giù giù fino al non così remoto… oro al francese con genitori italiani e nonnni austro-ungarici. Quanti nobel, scienziati, saggisti, cervelli, (in fuga o stanziali) un territorio abbia infine offerto alla Storia (generato, creato, formato) ha perso ogni fascino.

Infatti le economie performanti crescono e si sviluppano con manodopera migrante, importata, assunta, spostata, perfino esclusa. Un mercenariato di menti e di braccia utilizzato per un puro meccanismo di conquista dei mercati. Si dovrebbe approfondire questo fenomeno invece di piangere inutilmente sulle statistiche nazionali di povertà risultanti dagli sconquassi neomercantili. Certo, vi sono ancora territori che hanno lavorato sodo, per costruire un sistema-Stato efficiente, e altri che hanno fatto poco o nulla: hanno preferito esportare i vasti problemi interni.

Prendiamo la Confederazione elvetica, (che con il suo sempiterno cliché degli orologi a cucù) più che un luogo comune è diventata una piacevole certezza. Come pure convinzione imperitura sono il cioccolato, i treni in orario e, perché no, l’altalenante segreto bancario. Una forma di recinzione identitaria di stereotipi mitizzati, che evita agli amici forestieri di dover considerare “altre” specificità elvetiche.

Per esempio gli strumenti della democrazia semi-diretta. Ma sì, mettiamo pure anche la volontà di crescere e di migliorarsi anche per mezzo di una formazione superiore eccellente. La Svizzera è tollerata ma non è amata. Accettata come un “opaco” territorio con un reddito superiore che offre opportunità professionali favorevoli al cambio. Nulla più. Con buona pace del nostro orgoglio nazionalistico. Questo meccanismo non risparmia nessuno, nemmeno noi. Eredi di Tell.


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